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3D printing architecture

Innovazione

Sicuramente il 2018 potrà essere ricordato come l’anno dell’architettura stampata in 3D, infatti, molti sono stati i progetti realizzati con questa tecnologia dalla “3D Housing 05” sviluppata da CLS Architetti per la Milano Design Week fino al primo ponte in acciaio stampato dalla compagnia di robotica olandese MX3D per la Dutch Design Week, tenutasi lo scorso ottobre ad Eindhoven. Nello stesso tempo Dubai presentava la “3D Printing Strategy”, un'iniziativa globale per rendere la città leader mondiale nella stampa 3D, mentre la NASA ideava rifugi per la conquista del pianeta rosso all’interno della “3D-Printed Habitat Challenge”.

Diverse sono state le realizzazioni come differenti erano gli obiettivi dei progetti, alle spalle un’unica premessa comune: utilizzare la stampa 3D per rivoluzionare il modo di abitare e soprattutto la tecnologia e i metodi costruttivi.

La tecnologia del 3D printing applicata all’architettura non è più un’utopia, ma un’alternativa reale per la costruzione di habitat sostenibili e flessibili

Dopo la realizzazione della prima struttura al mondo stampata in 3D nel 2016 a Dubai, l' “Office of the Future” di Killa Design e Gensler completata in 17 giorni, la città degli Emirati Arabi ha proposto una nuova strategia urbana basata su questa tecnologia. La Dubai Future Foundation, che ha sede proprio nell’ufficio progettato da Killa Design, ha dichiarato che la città intende ridurre la manodopera del 70% e tagliare i costi complessivi del 90% attraverso la 3D Printing Strategy. Una ridefinizione della produttività, dunque, che ha come obiettivo principale la riduzione dei costi di costruzione ottenuta tramite la drastica diminuzione dei tempi del cantiere. Il piano nazionale prevede di realizzare il 25% dei nuovi edifici con tecnologia 3D entro il 2025, soprattutto per ridurre i costi nel settore medico e delle costruzioni al fine di generare un nuovo mercato del lavoro.

Fa da contraltare all’esperienza di Dubai, la società texana ICON che ha creato una stampante 3D in grado di costruire case per soli 4000 $. La stampante, denominata Vulcan, è in grado di stampare una casa in cemento di circa 60mq ad un piano fuori terra in sole 12-24 ore.

La proposta di ICON, un’organizzazione non profit focalizzata sull'edilizia, muove dall’obiettivo di “capovolgere la traiettoria dell'innovazione” attraverso il trasferimento della stampante in America Latina, ad El Salvador, per offrire una valida alternativa alla gestione dell’emergenza abitativa e per fornire un rifugio ai molti senzatetto.

L’idea del rifugio è anche alla base dell’iniziativa “3D Printed Habitat Challenge” organizzata dalla NASA per promuovere lo sviluppo di nuove tecnologie atte alla realizzazione di un nuovo habitat per la futura esplorazione dello spazio, in particolare di Marte. Una vision che potrebbe avere ricadute sulla vita quotidiana del nostro pianeta, infatti, utilizzando le conoscenze e dispositivi sperimentati dalla NASA si potrebbero produrre alloggi a prezzi accessibili e utilizzabili ovunque sia necessario.

La competizione ha chiesto ai partecipanti di progettare un habitat su Marte per un equipaggio di quattro astronauti, utilizzando tecniche di costruzione basate sulla stampa 3D. Gli schemi presentati dai progettisti sono stati quindi classificati in base al loro grado di innovazione, al layout architettonico e al livello di dettaglio nella modellazione BIM.

Ad oggi il progetto è alla sua terza fase, sono stati scelti e finanziati cinque progetti che nei prossimi mesi dovranno essere implementati dal punto di vista impiantistico e approfonditi per una loro piena fattibilità.

In ultimo, ma non meno importante, va ricordato il progetto “3D Housing 05” presentato lo scorso aprile al Salone del Mobile di Milano in Piazza Beccaria. Il progetto, primo in Europa, utilizza un’innovativa tecnologia di stampa 3D che impiega particolari polveri di cemento per realizzare una casa di 100mq composta da zona giorno, camera da letto, cucina, bagno e tetto abitabile. L’abitazione è stata ideata e progettata da Massimiliano Locatelli, uno dei fondatori dello studio milanese CLS Architetti, in collaborazione con Arup, Italcementi HeidelbergCement Group, Cybe Construction ed il Comune di Milano.

L’aspetto esterno è il risultato del deposito dei vari strati della stampante Cybe, un braccio robotico che lavora come una qualsiasi macchina 3D, mentre la finitura rigata mette in risalto la matericità della costruzione, dove gli altri elementi architettonici vengo aggiunti, è il caso degli infissi in ottone che con il loro inserimento all’interno dell’involucro stampato contribuiscono a dare eleganza all’abitazione.

Strutturalmente la casa è antisismica, le pareti hanno al loro interno un’intercapedine atta ad allocare isolamento e impianti, e può essere ampliata in altezza e in dimensione.

Un progetto, che come gli altri visti in precedenza, sarà probabilmente destinato a rivoluzionare il modo di costruire e di abitare, proponendo un’alternativa all’architettura tradizionale e introducendo nuovi principi: creatività, sostenibilità, flessibilità, accessibilità e rapidità.

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