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Dopo 21 anni la cappella della Sindone rivede la luce

Progetti

Un capolavoro barocco che apre a nuove riflessioni sul restauro e che torna ad essere elemento identitario per un’intera città. 

Nella notte tra l’11 e il 12 aprile 1997 un incendio bruciava la Cappella della Sindone, una cicatrice indelebile per tutta la città di Torino, una delle strutture più impressionanti del Barocco europeo ad opera di Guarino Guarini, a rischio crollo e gravemente danneggiata. Inizia così la storia di uno dei più importanti e complessi lavori di restauro, terminata con la sua riapertura il 27 aprile.

Gli occhi dei visitatori di nuovo a guardare all’insù, partendo dall’altare di Antonio Bertola -che ancora porta i segni dell’incendio- si sale avvolti dalla circolarità della pianta lungo i marmi neri fino ad arrivare al tamburo dove sei finestroni ad arco alleggeriscono le muratore e inondano l’interno di luce naturale, rimontando attraverso sei file di archi esagonali -sfalsati e sovrapposti- che si riducono fino a convergere nella stella/sole con la colomba dello spirito Santo.

La cappella della Sindone: un percorso ascensionale tra metafore e simbologie numeriche che richiamano la perfezione della Trinità

Visitare la cappella della Sindone significa davvero fare un percorso immersivo e ascensionale ricco di simboli, metafore della Salvazione, dove tutto è concepito sulla base dei multipli del numero tre (Trinità) e sulla perfezione (cerchio e triangolo), richiamo al cosmo che si muove verso la luce. Una struttura a cannocchiale, un crescendo enfatizzato dal cambio di materiale -dai marmi neri a quelli bigi- e dalla sempre maggiore permeabilità alla luce della Cappella verso l’alto.

La cappella della Sindone risulta dunque un progetto metaforico e una struttura rivoluzionaria pensata dall’architetto e frate teatino per i Savoia, che dal 1453 erano entrati in possesso della Sindone. Il progetto per la costruzione era iniziato nei primi anni del ‘600 con i lavori affidati ad Amedeo di Castellamonte (1611) e poi a Bernardino Quadri (1657), al quale si deve la scelta di incastonare l’edificio fra il palazzo reale e l’abside della Cattedrale di San Giovanni Battista (il Duomo). Nel 1667 il progetto passò nelle mani del Guarini che rivoluzionò completamente l’architettura, realizzando la pianta circolare interna sopraelevata di un piano rispetto al Duomo, e lo portò a termine nel 1683, anno della sua morte.

Dall’incendio del 1997 a oggi la cappella della Sindone si è trasformato in un “cantiere della conoscenza e della sperimentazione”.

La cappella della Sindone è davvero un’opera che rischiava di andare perduta per sempre, a causa dell’incendio del 1997, se non fosse stato per le opere di restauro e consolidamento da poco concluse. Un lavoro lunghissimo e complicato, definito come il “cantiere della conoscenza e della sperimentazione”. Della conoscenza per l’attenta analisi dell’opera e per le sofisticate indagini condotte sulla statica della struttura. Della sperimentazione per la metodologia di restauro impiegata fatta di sostituzioni, tecniche innovative di “cuci e scuci” per dare alla pietra la funzione portante e dove i marmi sono “incrostazione spessa” rispetto a una massiccia struttura muraria retrostante.

Un consolidamento eseguito a tutti i livelli, un’operazione chirurgica eseguita secondo processi di “trial and error” attraverso cui mettere a punto la soluzione più adeguata. Un lavoro lunghissimo a cui hanno partecipato più di 200 professionisti nell’arco di un’intera generazione e che è costato circa 30 milioni di euro.

Così oggi la Cappella riapre alla popolazione, inserita nel percorso dei Musei Reali di Torino ed incesellata tra il Palazzo Reale, da cui si accede al piano, e il Duomo che la guarda dal basso: sospesa a 7 metri di altezza.

 

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