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Louis Kahn e Venezia

Progetti

In mostra a Mendrisio il progetto e la lezione di Kahn per il Palazzo dei Congressi di Venezia

Da qualche settimana al Teatro dell’Architettura di Mendrisio ha aperto i battenti la mostra “Louis Kahn e Venezia”, che approfondisce, o meglio svela il rapporto tra l’architetto americano e la città lagunare. La mostra, che rimarrà aperta sino al 20 gennaio 2019, è stata curata da Elisabetta Barizza e Gabriele Neri ed è stata promossa dall’Accademia di architettura, dall’Università della Svizzera Italiana (USI) e dalla Fondazione Teatro dell’architettura di Mendrisio. L’esibizione oltre al valore intrinseco rappresenta anche l’inaugurazione del programma, scelta non casuale, del nuovo Teatro dell'architettura dell’USI progettato da Mario Botta e completato a febbraio.

Il tema della mostra: il progetto di Louis Kahn per Venezia

L’oggetto al centro del percorso – e da cui si dipana – è il progetto per il Palazzo dei Congressi a Venezia. Seppur mai realizzato il progetto di Kahn è stato il frutto di un intenso lavoro analitico svolto fra 1968 e 1972 che viene ripercorso attraverso diversi strumenti e fonti: modelli, elaborati progettuali, disegni e schizzi della Venezia vista con gli occhi di Kahn, fotografie, videoinstallazioni, lettere e altri documenti, in parte inediti, provenienti da numerosi archivi internazionali e collezioni private tra cui The University of Pennsylvania di Philadelphia, il Canadian Centre for Architecture di Montréal, la Fondazione Querini Stampalia di Venezia e la collezione di Sue Ann Kahn di New York. Tutti questi documenti concorrono nel ricreare un microcosmo, non solo un progetto ma una vera e propria lezione di architettura: la ricomposizione dell’azione progettuale costituita dalla fitta rete di relazioni e deviazioni, secondo l’accezione data da Bruno Latour.

Il percorso e le sezioni della mostra

Il percorso si snoda lungo i tre livelli del Teatro in un rapporto simbiotico con l’architettura che lo ospita, attorno allo spazio a pianta centrale e circolare.

Al piano terreno, al centro della corte progettata da Botta si trova un grande plastico – di grande impatto scenografico – che riproduce la città di Venezia e tutt’intorno sulle pareti scorrono le immagini di Kahn, dei suoi viaggi in Laguna e degli schizzi del progetto del centro congressi. Salendo lungo le pareti circolari si giunge al primo piano dove viene esplicitato il rapporto tra la città e l’architetto: le calle, i ponti, le facciate, piazza San Marco, dettagli di architetture, proporzioni e colori che raccontano di una relazione complessa e feconda, lo sguardo di Luis Kahn e la sua lettura di Venezia. Uno studio che, come sottolineato della mostra, lo porterà ad utilizzare elementi della città veneta nei suoi progetti, un po’ come i frammenti delle città invisibili di Calvino che ricompongono la città immaginaria per il Kublai Kahn. Così potremmo trovare un po’ di Venezia anche a Dacca, San Marco nella piazza del Parlamento del Bangladesh.

Risonanze che continuano al livello successivo dell’esposizione dove la protagonista è Venezia nello scambio e nel rapporto – spesso difficile – con il moderno e con i suoi protagonisti. In questa sezione troviamo infatti i progetti non realizzati di Le Corbusier (l’ospedale) e Frank Lloyd Wright (Memoriale Masieri) per Venezia, manca solo il progetto di Noguchi (1970) per il parco tra mare e laguna a Jesolo.

Non è un caso che l’altra figura presente in questo racconto di Kahn e Venezia sia Carlo Scarpa che nel 1972 curò la 36. Esposizione Internazionale d’Arte a Venezia e la mostra “Quattro progetti per Venezia” con i quattro architetti moderni e i loro progetti, riconoscendone il valore e la portata innovativa. Kahn e Scarpa avevano già collaborato in precedenza alla 34. Esposizione d’Arte del ’68, anche grazie al tramite di Giuseppe Mazzariol, altra figura fondamentale di questa storia. Fu Mazzariol, storico dell’arte e politico, a scegliere l’architetto americano per il progetto del Palazzo dei Congressi per conto dell’azienda turistica veneziana e per promuovere l’idea di Venezia come punto di incontro culturale, snodo fra Occidente e Oriente.

La risalita culmina al terzo e ultimo piano con il focus sul progetto di Kahn, gli elaborati progettuali mostrano appieno i diversi elementi costruttivi, i riferimenti a Venezia, il dialogo con il contesto e la sua fattibilità nell’ incontro/scontro con l’ingegnere August Komendant. 

Il progetto e i suoi aneddoti

Il progetto rivela non solo l’obiettivo di creare un luogo di incontro: un ponte nella forma, un teatro all’interno e una piazza all’esterno, ma anche un processo conflittuale. Un iter fatto di brusche frenate e repentini cambiamenti sia negli aspetti compositivi che soprattutto nelle mutate intenzioni politiche, che dapprima hanno spostato il sito del progetto dai Giardini all’Arsenale (1972) sino a far arenare l’intera operazione.

Kahn e Venezia: l’architetto moderno e la città lagunare

Riscendendo le scale che portano all’ingresso viene da ripensare alla mostra appena vista, ai diversi rapporti messi in campo dall’esibizione e dall’allestimento. Ne esce un dittico, o meglio una serie: Kahn e Venezia, l’architetto moderno e la città lagunare, l’architetto americano e gli altri architetti moderni che sono passati da Venezia senza apparentemente lasciare traccia. Allargando questa lettura ad emergere è una dicotomia che mette di fronte la professione e l’insegnamento, il rapporto tra Kahn e Botta, non solo il teatro “in the round” del Palazzo dei Congressi con il teatro “anatomico” progettato da Botta per l’USI, il maestro e l’allievo (Botta collaborerà con Kahn in occasione del progetto veneziano). La traccia comune è l’idea di architettura come laboratorio e occasione di confronto e non solo di quello che poteva essere e non è stato.

Rimangono la memoria e il passato nell’incontro con una diversa idea di futuro.
 

Dicotomie: Louis Kahn e Venezia

In mostra a Mendrisio il progetto per il Palazzo dei Congressi

Al Teatro dell’Architettura di Mendrisio ha aperto i battenti la mostra “Louis Kahn e Venezia”, che approfondisce, o meglio svela il rapporto tra l’architetto americano e la città lagunare. L’allestimento si snoda attraverso i tre piani del Teatro dell’architettura di Botta, approfondendo il progetto e aprendo a nuove interpretazioni.

 

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